ANPAN

Associazione Nazionale Personale Aero Navigante

Avvisi

Quarant'anni fa 31 agosto 1968

avviso Molti eventi ci aiutano a ricordare i quarant’anni dal 1968. Desidero, in particolare, citarne uno che riguarda i piloti delle linee aeree - come singoli e come categoria nelle loro associazioni professionali nazionali e internazionali (ANPAC, IFALPA) - per riconoscergli il merito di una lunga, solitaria e poco conosciuta lotta contro la pirateria aerea (hijacking) costata anche numerose vittime.

Il 23 luglio 1968 il volo della compagnia israeliana El Al Roma – Tel Aviv era stato dirottato ad Algeri. L’equipaggio, i passeggeri ebrei e l’aereo, erano stati trattenuti ad Algeri e gli altri passeggeri erano stati fatti rientrare subito a Parigi. Le trattative con le autorità algerine per la liberazione degli ostaggi furono lunghe e difficili e furono condotte dall’ IFALPA, la Federazione che raccoglie i piloti di linea di tutto il mondo. Col passare dei giorni e la mancanza di un dialogo costruttivo, il direttivo della Federazione, con il sostegno delle Associazioni piloti direttamente interessate, tra cui l'ANPAC, decise di dichiarare il boicottaggio dell’aeroporto di Algeri. La reazione locale fu dura e furono anche minacciate ritorsioni.

L’ANPAC partecipò attivamente alla soluzione della crisi e coinvolse informalmente anche il governo italiano quando si profilò l’ipotesi che avremmo potuto essere gli unici a non effettuare i voli per Algeri. Il 31 agosto, dopo ben 39 giorni, gli ostaggi vennero rilasciati e fatti rientrare a Roma. La gravità dell’episodio non era consistita nel fatto che era il primo dirottamento in Europa, o il primo (e unico) dirottamento subito da El Al, o il tipico dirottamento che più o meno eravamo abituati a conoscere e che qualche volta il pilota poteva condizionare, ma perché il movente dell’hijacking era radicalmente cambiato: era diventato strumento del terrorismo internazionale.

Il movente politico dell’hijacking che aveva caratterizzato gli sporadici casi dalla fine della seconda guerra mondiale - fuga da un paese comunista alla ricerca della libertà (1945-1958) – il caso Cuba (1959-1968) e la circoscritta area geografica dove si era sviluppato l’hijacking (Cuba - Stati Uniti), aveva illusoriamente fatto credere che il fenomeno della pirateria aerea, anche nei casi dovuti a psicopatici o a criminali, fosse un problema tipicamente “americano”. La stessa ALPA (Air Line Pilots Association), che raccoglie i piloti di linea statunitensi e che si era subito attivata per cercare di fermare questa pericolosa tendenza, lo considerava un problema “domestico”. Le altre associazioni aderenti all’IFALPA, ma anche gli stati, forse, non avevano valutato con attenzione le dimensioni internazionali del fenomeno.

Le proposte di ALPA si basavano sulla richiesta di provvedimenti legislativi per perseguire il reato e disposizioni per il controllo dei passeggeri per evitare l’imbarco dei dirottatori. Come leggi, Kennedy fece un primo passo avanti e firmò l’”Air piracy Act” già nel 1961. Ma per i controlli le cose non andarono allo stesso modo. Ci vollero altri nove anni di contrapposizione con l’ente federale e le compagnie aeree (costi!) per ottenere l’uso dei controlli elettronici pre-imbarco e altri quattro anni per il definitivo Antihijacking Act del 1974 a firma del Presidente Nixon. Dopo il caso dell’El Al del 1968, le associazioni della Federazione sollecitarono l’intervento dell’IFALPA per prevenire l’hijacking perché il problema era ormai diventato di tutti. L’obiettivo, questa volta, era di estendere a tutto il mondo le richieste avanzate da ALPA sulle leggi e sui controlli pre-imbarco e, sollecitando le ratifiche alle Convenzioni internazionali che venivano man mano presentate, di ottenere la libertà di transito per i piloti e per i passeggeri e il riconoscimento della pirateria come reato, per far si che nessuno Stato potesse più accogliere un hijacker senza punirlo o estradarlo. L’obiettivo non era facile. La gravità della situazione avrebbe dovuto stimolare l’ONU e il suo Consiglio di Sicurezza a dei passi concreti. Ma questo non avveniva.

IFALPA, allora, nella speranza di vedere finalmente le varie istituzioni avviarsi verso una conclusione positiva, decise di compiere una dimostrazione di protesta, dichiarando la sospensione per 24 ore di tutti i voli di linea nel mondo, per il giorno 19 giugno 1972. L’adesione dei piloti a questa iniziativa fu altissima anche da parte di quelle associazioni che non avevano ancora aderito alla Federazione. L’ICAO (International Civil Aviation Organization) convocò una “Diplomatic Conference re Aircraft Security” per il 1973, negli Stati Uniti Nixon firmò, come già detto, l’Antihijacking Act nel 1974 e le Convenzioni ottennero ovunque un più celere riconoscimento. Le proposte formulate dai piloti erano finalmente diventate dei governi, ma con l’11 settembre 2001, il movente dell’hijacking ha fatto di nuovo un altro drammatico cambiamento: l’impossessarsi dell’aereo non avviene più per cambiare destinazione, ma per usarlo come mezzo di distruzione. E la richiesta dei piloti rimane la stessa: fermare con ogni mezzo i dirottatori prima dell’imbarco.

DA: NOTIZIARIO ANPAC – Anno IV – n. 4 – 21 settembre 1968 CC Jackson – IFALPA - History of the first decades 1948 – 1975 GE Hopkins – Flying the line – The first half century of the Air Line Pilots Association Adalberto Pellegrino – Codice 75.00 – Storia dei dirottamenti aerei Agostino Ferrari